Il mondo del fitness in Italia è in continua evoluzione e si è sviluppato negli ultimi anni, forse, un po’ troppo velocemente, creando quell’inevitabile confusione che caratterizza le attività che non hanno ancora una precisa identità professionale, tipica di tutto ciò che cresce in fretta senza riferimenti normativi che tutelino l’utente sotto il profilo della salute e dell’incolumità.

Tutti gli sport tradizionali, nessuno escluso, si basano su innumerevoli ripetizioni di un

gesto atletico. Queste, a lungo andare, provocano l’usura che è all’origine delle patologie che affliggono tutti coloro che fanno sport.

 

Il fitness, al contrario, è nato da una nuova concezione di attività motoria: ossia benessere e prevenzione; ogni movimento è finalizzato alla salute ed al miglioramento dell’integrità psicofisica della persona. E’ un modo nuovo per praticare tutti gli sport in modo salutare e non violento.

 

Nel settore però mancano leggi e regolamenti in grado di salvaguardare la salute del consumatore, unico vero scopo della stessa attività di fitness. Un esempio?

 

Non è richiesto alcun requisito particolare per l’esercizio di un centro fitness. E’ sufficiente, infatti, attenersi esclusivamente alle norme igienico sanitarie emanate dalle singole Asl di competenza. Il nulla osta dei vigili del fuoco sulle norme di sicurezza è obbligatorio solo se la struttura consente una permanenza oraria superiore alle 100 persone contemporaneamente. Ma ciò che stupisce di più è che non è richiesta nemmeno alcuna specifica abilitazione tecnica – o qualifica professionale – per l’insegnamento delle attività di fitness praticate a terra (palestra) e in acqua (piscina).

 

Nel quadro di questa macro-confusione il CONI ha ritenuto di mettere ordine (senza avere analizzato le singole situazioni e senza avere interpellato le singole Federazioni e Associazioni) riunendo in una stessa federazione, la Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica (FIPCF), la pesistica, il culturismo e il fitness. Bisogna tenere presente la grande diversità tra “settore pesi”, “settore cultura fisica” e “settore aerobica e fitness”. Il “settore pesi” – olimpico – è sempre stato inserito nel CONI e proprio il CONI non è mai riuscito a potenziarlo e svilupparlo come avrebbe meritato un settore così marcatamente agonistico. Il “settore cultura fisica” si rivolge a coloro i quali mirano esclusivamente allo sviluppo muscolare con spirito agonistico ed edonistico, senza purtroppo rinunciare – come troppo spesso è venuto alla luce – all’uso di sostante dopanti. Il “settore aerobica e fitness”, invece, mira al benessere fisico, non agonistico, ed è nato e cresciuto autonomamente senza avere nulla in comune con il body building/culturismo. Tutto ciò rappresenta quindi (da parte del CONI) un atto di forza, derivante unicamente dal disegno di riunire attività tanto differenti tra loro – mai tenute in considerazione in passato – unicamente allo scopo di “impossessarsi” dell’enorme business che si sta creando intorno al fitness (da “il Sole24ore del 20 giugno 2001), ignorando le reali esigenze dei settori in questione.

 

Senza scendere in ulteriori particolari la FIAeF si chiede come possano, queste tre attività così diverse tra loro (in teoria ed in pratica), essere accomunate nella stessa Federazione. Ci si chiede inoltre come tecnici ed istruttori di pesistica o di culturismo possono occuparsi del “fitness” che richiede professionisti adeguatamente formati.

 

Ulteriore conferma di quanto detto, è la pretesa della FIPCF-CONI di occuparsi della formazione professionale dei tecnici del settore fitness, ponendo come unico requisito per accedere ad un corso di 48 ore (che permette di acquisire il titolo di “Maestro di Fitness”), il possesso della sola licenza di scuola media inferiore. Da ciò si dovrebbe dedurre la ferma volontà di tutelare la salute della persona?

 

Siamo inoltre maggiormente indignati per quelle leggi regionali che hanno tentato di regolamentare il sistema, identificando nel diplomato ISEF (o laureato in Scienze Motorie) l’unico soggetto in grado d’insegnare, senza alcuna particolare specializzazione, “vita natural durante”, senza cioè l’obbligo di effettuare corsi di aggiornamento. Tutto questo in un settore ancora molto giovane ed in costante evoluzione. E’ quindi legittimo chiedersi: quale specifica competenza tecnica e pratica sulle molteplici attività del “fitness” può avere il diplomato Isef – o il futuro laureato in scienze motorie – oltre a delle presumibili buone conoscenze teoriche e scientifiche? Perché a questo diplomato, per allenare una squadra dilettante di pallavolo, calcio, basket o di qualsiasi altra disciplina sportiva, è richiesto di acquisire una specifica abilitazione e di aggiornarsi periodicamente, presso l’organismo tecnico competente, mentre per “storpiare” il prossimo in palestra e in piscina con le attività di fitness questi “requisiti” formativi non sono ritenuti necessari?

 

Critichiamo inoltre il verdetto dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che affida alla “discrezionalità” dell’imprenditore la valutazione delle competenze tecniche dell’istruttore. La conseguenza è che la salute dell’utente è subordinata alle scelte “discrezionali” del gestore del centro fitness. Chi pratica fitness dunque, seppure sia convinto di migliorare il proprio stato di salute e di efficienza, di fatto mette a serio repentaglio la propria incolumità fisica.

 

 

 

Da sempre la Federazione Italiana Aerobica e Fitness, congiuntamente alla Scuola Italiana Aerobica e Fitness, è impegnata per portare la professionalità nel fitness italiano. Nel pericoloso vuoto esistente (ai limiti del malcostume e della legalità, dove la concorrenza è selvaggia) ci siamo orientati verso punti fermi: le leggi che regolano le attività della formazione professionale e il rilascio degli attestati regionali di qualifica professionale.

 

Tramite il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ci siamo rivolti all’Unione Europea, come ad alcune Regioni, che ci hanno riconosciuti e ritenuti idonei – unici in Italia – ad organizzare corsi di formazione professionale, legittimando quindi le nostre attività. Inoltre, il Ministero della Pubblica Istruzione ci affida da alcuni anni i corsi di aggiornamento sul fitness riservati agli Insegnanti di educazione fisica delle Scuole medie di I e II grado.

 

La grave carenza del settore è quindi determinata dalla mancanza di una legge quadro, della quale la FIAeF-SIAF si è fatta promotrice nei confronti degli organi competenti, rilevando che le leggi regionali (Piemonte, n° 17 del 05.04.96; Basilicata, n° 6 del 21.01.97; Umbria, n° 21 del 04.07.97; Marche, n° 47 del 01.06.97; Emilia Romagna, n° 13 del 25.02.00 e n° 3 del 30.01.01; Abruzzo, n° 20 del 07.03.2000; Toscana, n° 72 del 31.08.00 in sostituzione della L.R. n° 49/92), emanate per regolamentare l’attività delle palestre, differiscono fra loro per i contenuti, spesso contraddittori e che hanno acceso aspre polemiche fra gli operatori, omettendo peraltro di prendere in esame le attività di fitness praticate in acqua, ovvero nelle piscine.

 

Tali normative non hanno raggiunto l’obiettivo di regolamentare uniformemente il settore, o lo hanno fatto con risultati a parer nostro inefficaci, non tutelando la salute dell’utenza. L’unico comune denominatore fra le varie normative regionali è che tutte indicano il diplomato Isef – o il futuro laureato in scienze motorie – quale unico soggetto qualificato sotto il profilo tecnico per coordinare, dirigere o gestire le attività nelle palestre e/o piscine in cui si pratica il fitness, tutto ciò senza il conseguimento di alcuna specifica abilitazione tecnica.

 

In questa “giungla”, la FIAeF – SIAF è da anni in prima linea nella battaglia contro l’approssimazione e la mancanza di professionalità di chi si autocertifica istruttore e di chi rilascia certificati ed attestati senza averne le competenze. Il suo organo tecnico: la SIAF – Scuola Italiana Aerobica e Fitness – è il solo centro di formazione professionale in Italia legittimato a svolgere tali attività e ad avere stretti rapporti con le istituzioni internazionali più qualificate, quali l’AFAA, l’AEA, la NSCA, l’ACE e l’ACSM di cui utilizza le metodologie ed i programmi didattici.

Fonte: Ufficio Stampa FIAeF-SIAF

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